La Comunità per lo Sviluppo Umano
Lavoro volontario, comunicazione diretta, atteggiamento non-violento,
visitato *loading* volte
Ossia líultimo film di Pupi Avati.
Una storia che sembrerebbe narrare di una vicenda come tante, che racconta la vita di un giovane ragazzo innamorato di un sogno. Quello di suonare e di ottenere successo attraverso la musica. Jazz ovviamente.
Questo il pretesto per raccontare dellíamicizia e dei rapporti tra persone, visto con lo sguardo di un grande regista.
Ed ecco che protagonista diviene il rapporto tra i vari personaggi, attraverso cui, poco alla volta, ed in maniera sempre molto delicata, si svelano.
Sbaglia chi si aspetta, in questo film, grandi drammi che sfiorano la tragedia sofoclea, struggenti scene díamore ed una storia strappalacrime. PerchÈ non trover‡ altro che splendidi dialoghi ed una storia che potrebbe benissimo essere la storia che ognuno di noi si trover‡, un giorno, a raccontare ai propri figli. » la storia dei rapporti umani, tra padre e figlio, tra amici. Ed anche tra amanti. Una storia qualunque la si potrebbe quasi definire. Ma anche una storia come nessuníaltra. Difatti, con la sua attenzione per i personaggi, con il modo artistico che ha Pupi Avati nel presentarceli, attraverso i rapporti, a volte giocosi ed altre conflittuali, con le altre persone che si trovano a calcare il palcoscenico da lui creato, ecco che questi medesimi personaggi acquisiscono veridicit‡ e spessore. E quindi non si parla pi˘ di una storia come tante, ma della storia, intima e personale di quella persona. PerchÈ ogni storia, seppur uguale a milioni di altre, Ë speciale per colui che la vive e ciÚ la rende unica ed irripetibile. E questo il maestro del cinema nostrano lo sa bene.
Ecco allora che Pupi Avati dipinge un quadro, fatto di colori, suoni e parole. Ed ecco che questo quadro assume líaspetto di una grande tela su cui si trovano raffigurate tutte le situazioni possibili, dalla gioia per il grande amore al dolore del tradimento. Ma su nessuna di esse il regista si soffermer‡, trattando ciascuna situazione con tatto ed eleganza, quasi a mostrare un fuggevole scorcio di vita, troppo breve per essere colto appieno, ma anche troppo intenso da venire ignorato.
Fondamentale diviene, dunque, la capacit‡ recitativa dei suoi attori. Fortunatamente egli ha sempre saputo fare ottime scelte. E questo film non fa differenza. Memorabile, ad esempio, Jhonny Dorelli, che svela qui tutta la sua bravura.
Detto questo diviene quasi impossibile definire, con un termine, questa pellicola. Si tratta forse di un film drammatico? Di una commedia? Di uno psicologico? No. Il solo modo di definirlo, forse, Ë quello di considerarlo un affresco sulla vita e sulle scelte che, a volte, essa compie assieme a noi.
Guglielmo Paroli
Ovvero Annie Hall, titolo di una delle pi˘ divertenti commedie di W. Allen.
Ambientata a New York, negli anni ë80, narra le vicende amorose di una coppia di innamorati, procedendo a ritroso: da quando líamore sembra essere ormai sul viale del tramonto, sino a quando i due si conoscono, per poi riprendere la normale time-line che conduce lo spettatore verso un finale possibile, ma non per questo esplicato.
Interpretato da una straordinaria Diane Keaton (che sar‡ poi la prima moglie di Allen), Io ed Annie mette in luce una delle caratteristiche pi˘ apprezzate in W. Allen, ossia la sua forte ironia.
Con i suoi discorsi brillanti e le sue battute, con il suo modo di vedere il mondo e di relazionarsi con gli altri, Allen dimostra in questo film tutta la sua capacit‡ di sviscerare líimportanza del discorso in ambito relazionale. Memorabile, in tal proposito, la scena del dialogo tra Woody Allen e Diane Keaton, nella quale gli attori svolgono una conversazione, mentre sullo sfondo lo spettatore puÚ leggere i ìpensieriî reali dei due protagonisti. » un chiaro esempio di quel che potrebbe essere definito il ìnon dettoî, ovvero dimostrazione di come, spesso, si dica una cosa intendendone una di tuttíaltro tipo.
Detto questo appare evidente che la comunicazione sia, in definitiva, sempre presente, a volte anche in maniera prepotente, nei film di Allen. Chi, ad esempio, non ricorda i suoi dialoghi geniali, le sue battute sarcastiche e, spesso, le sue spiazzanti domande? E chi, altresÏ, non ricorda líeffetto che spesso il suo modo di comunicare produce negli ascoltatori (sia quelli fittizi della commedia, che negli spettatori cui lo spettacolo Ë rivolto?).
PerchÈ la comunicazione, oggi giorno, Ë andata sempre pi˘ morendo in favore del modo. Il messaggio si Ë sottomesso alla forma. Cito, a tal proposito, la pubblicit‡ recente di una compagnia di telefoni, nella quale viene mostrato un improbabile Ghandi intento a comunicare al mondo la sua filosofia tramite i recenti mezzi tecnologici. Ebbene, chi di noi ricorda quello che Ghandi dice? Nessuno, poichÈ non si sente. Difatti il messaggio, la parola, che dovrebbe essere protagonista, viene messa sullo sfondo, a favore dellíimmagine.
Esatto contrario di quanto avviene nei film di W. Allen, nei quali il protagonista (interpretato spesso dallo stesso Allen) non si nasconde dietro una serie di comportamenti o di parole, ma anzi si ìmostraî, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. Cosa che, purtroppo, non siamo pi˘ abituati a fare, preferendo nasconderci dietro immagini vuote, dietro parole e discorsi costruiti. E poichÈ, per mostrarsi, Ë necessario parlare e comunicare con gli altri, ecco che la comunicazione diviene un mezzo, e non il fine ultimo dei rapporti tra persone.
Forse, con la sua forza e la sua ironia, Woody Allen ha voluto lasciare un chiaro messaggio a tutti coloro che avranno la forza di ascoltarlo: ìsiate voi stessiî (come direbbe Bogard nel film ìPlay it again, Samî), non importa i rischi che correrete nellíesserlo. Il risultato, magari sgradito, sar‡ sempre pi˘ dolce di un successo ottenuto mentendo a noi stessi.
Guglielmo Paroli
Una voce globale si alza dalla gente di Montesacro: c’è troppo traffico, il traffico è aumentato, non ci sono parcheggi… Questo ed altri i problemi che affollano le parole delle persone che abbiamo intervistato: stiamo aumentando l’urbanizzazione e l’aumento demografico portano con se un aumento di individualismo paura e solitudine, siamo sempre di più e ci conosciamo sempre di meno … “Vorrei che tornasse com’era una volta soprattutto i rapporti con le persone più semplici più spontanei”, dice Marialuisa. L’aumento del traffico ci rende sempre più intolleranti verso il prossimo potrebbe essere uno che va troppo piano uno che non parte immediatamente allo scattare del verde, i motivi sono tanti ma gli altri appaiono sempre di più come un ostacolo ed un impedimento alla nostra felicità.
Dalle interviste emergono molti aspetti negativi e pochi positivi, sarà perché non c’è nulla di buono o che la gente sta arrivando ad un sana saturazione? Magari! Magari ci fossero più persone con la voglia di cambiare, di mettere e mettersi in discussione di fare di questo quartiere un quartiere migliore. Un proposta: trattare gli altri come noi vorremmo essere trattati.
Iniziando a domandarsi in quale modo vorremmo che gli altri si comportassero con noi