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giovedì, 17 marzo 2005
Recensione: MA QUANDO ARRIVANO LE RAGAZZE?


Ossia líultimo film di Pupi Avati.
Una storia che sembrerebbe narrare di una vicenda come tante, che racconta la vita di un giovane ragazzo innamorato di un sogno. Quello di suonare e di ottenere successo attraverso la musica. Jazz ovviamente.
Questo il pretesto per raccontare dellíamicizia e dei rapporti tra persone, visto con lo sguardo di un grande regista.
Ed ecco che protagonista diviene il rapporto tra i vari personaggi, attraverso cui, poco alla volta, ed in maniera sempre molto delicata, si svelano.
Sbaglia chi si aspetta, in questo film, grandi drammi che sfiorano la tragedia sofoclea, struggenti scene díamore ed una storia strappalacrime. PerchÈ non trover‡ altro che splendidi dialoghi ed una storia che potrebbe benissimo essere la storia che ognuno di noi si trover‡, un giorno, a raccontare ai propri figli. » la storia dei rapporti umani, tra padre e figlio, tra amici. Ed anche tra amanti. Una storia qualunque la si potrebbe quasi definire. Ma anche una storia come nessuníaltra. Difatti, con la sua attenzione per i personaggi, con il modo artistico che ha Pupi Avati nel presentarceli, attraverso i rapporti, a volte giocosi ed altre conflittuali, con le altre persone che si trovano a calcare il palcoscenico da lui creato, ecco che questi medesimi personaggi acquisiscono veridicit‡ e spessore. E quindi non si parla pi˘ di una storia come tante, ma della storia, intima e personale di quella persona. PerchÈ ogni storia, seppur uguale a milioni di altre, Ë speciale per colui che la vive e ciÚ la rende unica ed irripetibile. E questo il maestro del cinema nostrano lo sa bene.
Ecco allora che Pupi Avati dipinge un quadro, fatto di colori, suoni e parole. Ed ecco che questo quadro assume líaspetto di una grande tela su cui si trovano raffigurate tutte le situazioni possibili, dalla gioia per il grande amore al dolore del tradimento. Ma su nessuna di esse il regista si soffermer‡, trattando ciascuna situazione con tatto ed eleganza, quasi a mostrare un fuggevole scorcio di vita, troppo breve per essere colto appieno, ma anche troppo intenso da venire ignorato.
Fondamentale diviene, dunque, la capacit‡ recitativa dei suoi attori. Fortunatamente egli ha sempre saputo fare ottime scelte. E questo film non fa differenza. Memorabile, ad esempio, Jhonny Dorelli, che svela qui tutta la sua bravura.
Detto questo diviene quasi impossibile definire, con un termine, questa pellicola. Si tratta forse di un film drammatico? Di una commedia? Di uno psicologico? No. Il solo modo di definirlo, forse, Ë quello di considerarlo un affresco sulla vita e sulle scelte che, a volte, essa compie assieme a noi.

Guglielmo Paroli

Postato da: lacomunitaroma a 01:25 | link | commenti


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