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venerdì, 10 giugno 2005
la stanza di trilussa

ascolterò ogni rumore
anche il più sottile
rumore perso
dentro di me


non avrò pietà
della mia stolta sincerità

i miei fantasmi non sono cosi furbi


io sono gia in volo!


Ricky

Postato da: lacomunitaroma a 00:15 | link | commenti
differenza

giovedì, 17 marzo 2005
Recensione: Io ed Annie

Ovvero Annie Hall, titolo di una delle pi˘ divertenti commedie di W. Allen.

Ambientata a New York, negli anni ë80, narra le vicende amorose di una coppia di innamorati, procedendo a ritroso: da quando líamore sembra essere ormai sul viale del tramonto, sino a quando i due si conoscono, per poi riprendere la normale time-line che conduce lo spettatore verso un finale possibile, ma non per questo esplicato.

Interpretato da una straordinaria Diane Keaton (che sar‡ poi la prima moglie di Allen), Io ed Annie mette in luce una delle caratteristiche pi˘ apprezzate in W. Allen, ossia la sua forte ironia.

Con i suoi discorsi brillanti e le sue battute, con il suo modo di vedere il mondo e di relazionarsi con gli altri, Allen dimostra in questo film tutta la sua capacit‡ di sviscerare líimportanza del discorso in ambito relazionale. Memorabile, in tal proposito, la scena del dialogo tra Woody Allen e Diane Keaton, nella quale gli attori svolgono una conversazione, mentre sullo sfondo lo spettatore puÚ leggere i ìpensieriî reali dei due protagonisti. » un chiaro esempio di quel che potrebbe essere definito il ìnon dettoî, ovvero dimostrazione di come, spesso, si dica una cosa intendendone una di tuttíaltro tipo.

Detto questo appare evidente che la comunicazione sia, in definitiva, sempre presente, a volte anche in maniera prepotente, nei film di Allen. Chi, ad esempio, non ricorda i suoi dialoghi geniali, le sue battute sarcastiche e, spesso, le sue spiazzanti domande? E chi, altresÏ, non ricorda líeffetto che spesso il suo modo di comunicare produce negli ascoltatori (sia quelli fittizi della commedia, che negli spettatori cui lo spettacolo Ë rivolto?).

PerchÈ la comunicazione, oggi giorno, Ë andata sempre pi˘ morendo in favore del modo. Il messaggio si Ë sottomesso alla forma. Cito, a tal proposito, la pubblicit‡ recente di una compagnia di telefoni, nella quale viene mostrato un improbabile Ghandi intento a comunicare al mondo la sua filosofia tramite i recenti mezzi tecnologici. Ebbene, chi di noi ricorda quello che Ghandi dice? Nessuno, poichÈ non si sente. Difatti il messaggio, la parola, che dovrebbe essere protagonista, viene messa sullo sfondo, a favore dellíimmagine.

Esatto contrario di quanto avviene nei film di W. Allen, nei quali il protagonista (interpretato spesso dallo stesso Allen) non si nasconde dietro una serie di comportamenti o di parole, ma anzi si ìmostraî, con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti. Cosa che, purtroppo, non siamo pi˘ abituati a fare, preferendo nasconderci dietro immagini vuote, dietro parole e discorsi costruiti. E poichÈ, per mostrarsi, Ë necessario parlare e comunicare con gli altri, ecco che la comunicazione diviene un mezzo, e non il fine ultimo dei rapporti tra persone.

Forse, con la sua forza e la sua ironia, Woody Allen ha voluto lasciare un chiaro messaggio a tutti coloro che avranno la forza di ascoltarlo: ìsiate voi stessiî (come direbbe Bogard nel film ìPlay it again, Samî), non importa i rischi che correrete nellíesserlo. Il risultato, magari sgradito, sar‡ sempre pi˘ dolce di un successo ottenuto mentendo a noi stessi.
Guglielmo Paroli

Postato da: lacomunitaroma a 01:21 | link | commenti
differenza

oltre il traffico

Una voce globale si alza dalla gente di Montesacro: c’è troppo traffico, il traffico è aumentato, non ci sono parcheggi… Questo ed altri i problemi che affollano le parole delle persone che abbiamo intervistato: stiamo aumentando l’urbanizzazione e l’aumento demografico portano con se un aumento di individualismo paura e solitudine, siamo sempre di più e ci conosciamo sempre di meno … “Vorrei che tornasse com’era una volta soprattutto i rapporti con le persone più semplici più spontanei”, dice Marialuisa. L’aumento del traffico ci rende sempre più intolleranti verso il prossimo potrebbe essere uno che va troppo piano uno che non parte immediatamente allo scattare del verde, i motivi sono tanti ma gli altri appaiono sempre di più come un ostacolo ed un impedimento alla nostra felicità.
Dalle interviste emergono molti aspetti negativi e pochi positivi, sarà perché non c’è nulla di buono o che la gente sta arrivando ad un sana saturazione? Magari! Magari ci fossero più persone con la voglia di cambiare, di mettere e mettersi in discussione di fare di questo quartiere un quartiere migliore. Un proposta: trattare gli altri come noi vorremmo essere trattati.
Iniziando a domandarsi in quale modo vorremmo che gli altri si comportassero con noi

Postato da: lacomunitaroma a 00:42 | link | commenti
differenza

 

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